Dicono sia solo per narcisisti e sparloni, ma è anche l’oasi di giornalisti eccentrici.

Ha rivoluzionato, forse incasinato il mondo dell’informazione, ma se c’è una cosa che i cinguettii proprio non riescono a fare, quella è la crescita in borsa, e probabilmente vale anche per un incremento del numero di utenti. Insomma i cinguettii in marketing non hanno ali.


Per la maggior parte degli iperconnessi non serve a nulla, mica è figo e pop come il Facebook di Mark Zuckerberg.

I trending topic viaggiano di solito in sintonia con i programmi e le proiezioni televisive, ma tutto questo non è valso un modello di business decente per il social network più incompreso dal mondo della politica e delle aziende.

Può essere fondamentale, tutti lo dicono, ma ancora non lo è. Per il 27 ottobre è stato annunciato un taglio pari all’8% del personale, lasciando immaginare un’azienda in crisi.


L’amministratore delegato e fondatore Jack Dorsey sembra conoscere (o ignorare) la sua creatura quanto i semplici utenti, fra i quali quasi uno su due non ha scritto un solo tweet in vita sua.

Quale modello di business quindi per un social network che non sa come crescere e trovare nuovi finanziamenti?

È vero che i social seguono il trend della moda, ma per qualsiasi mainstream dell’informazione (o breaking news) l’uccellino azzurro rimane ancora il medium più veloce.


Quindi il crollo in borsa di Twitter non necessariamente rispecchierà quello del social network.

Ma purtroppo i cinguettii continueranno a rimanere propri di un’elite che si diverte mantenendo il suo comportamento snobbista verso il mondo, persino quello dell’economia di mercato.

Così tutti i Twitterer e i vertici dell’azienda, lanciata in borsa solo da qualche mese, rimangono condannati alla sindrome dei 320 milioni di utenti senza progetto di crescita, che però non si pongono affatto questo problema, intenti a sguazzare nel loro piccoli mondi narcisisti…

@LolloNicolao

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