CRONACA DAL PASSATO –  Alle origini del social di Zuckerberg

 

5 febbraio 2004 – Sembra che in america adesso ogni studente universitario avrà una scheda personale su internet. Un albo universitario come tutti quelli che riempiono l’archivio dei ricordi in ogni ateneo, ma questa volta online e con il nome di “TheFacebook”. Dietro questa idea ci sono tre studenti della Harvard University. Andrew McCollum ha sviluppato l’algoritmo del sito, Eduardo Saverin, ragazzo di origine brasiliana, si occupa dell’organizzazione aziendale, Mark Zuckerber ha riproposto il progetto che era stato punito dalle autorità nei mesi scorsi.

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Ad ottobre Mark aveva hackerato i database di diversi studentati dell’università per realizzare un sito sul quale si potesse votare la ragazza o il ragazzo che si preferiva. Come in un test da settimanale rosa, si poteva scegliere fra due foto e assegnare un “punto like” alla persona che più piaceva fra diversi confronti.

The Facebook si chiamava allora “Facemash” e ha attirato 450 visitatori e 22mila click nelle prime quattro ore, fino a far collassare i server di Harvard. Sei mesi di sospensione ai danni di Mark come pena per la violazione della privacy dell’annuario studentesco e infrazione della sicurezza.

Ieri per Andrew, Mark ed Eduardo il secondo tentativo ha ottenuto il riconoscimento dell’ateneo. Harvard ha così lanciato un portale dove il mondo universitario statunitense può condividere online la scheda di tutti gli studenti, compilata dagli stessi.

A marzo si attende il lancio del servizio informatico presso le università di Stanford, della Columbia e perfino di Yale. Grazie all’imprenditore Sean Parker “TheFacebook” dovrebbe diventare una società entro la metà dell’anno.

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“TheFacebook” non è altro che l’ennesima idea che lega il mondo informatico alle opportunità del mercato reale. Stavolta è il mondo universitario ad esserne protagonista, negli anni 2000 sempre più motore di ricerca e cambiamento.

Chissà se Mark e i suoi colleghi incontreranno altri guai con i regolamenti studenteschi sulla privacy e la sicurezza oppure se questa iniziativa made in Usa potrà attirare anche gli studenti delle università europee.

@LolloNicolao

 

 

 

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