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È una tentazione che pare irresistibile. I social network cambiano, i fake rimangono.

Oggi si parla sempre più di post-verità e notizie false, ma la presenza degli stessi profili e account fittizi resta un problema.

È pressocché inutile la ripulitura costante che Facebook, Instagram e Twitter effettuano periodicamente. Come le teste del’Idra di Lerna i finti profili sembrano moltiplicarsi ogni volta.

Le linee guida per smascherare questi account sono però intuitive, oppure possono sempre essere lette in questo articolo.

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Per combattere i finti profili è necessario tener conto di due aspetti. Il primo tecnico, il secondo sociologico. Su Facebook e Twitter saranno più evidenti, ma con la nascita delle story sarà ora più facile identificarli anche su Instagram.

1) Dal punto di vista tecnico occorre mettersi nei panni del creatore di un profilo fake.

Questi non avrà modo di gestire il profilo a tempo pieno, così sarà sempre aggiornato saltuariamente. Un post, un like, un retweet, la stessa foto profilo saranno molto povere. Anche le interazioni con gli altri utenti ridotte al minimo. Assenza totale di story che sarebbero troppo compromettenti.

In genere un profilo fake ha una sola foto profilo e pochi like. Qualora ci fossero, la cerchia di amici sarebbe comunque ristretta. I contenuti saranno molto generici e sarà difficile vedere postate immagini e riflessioni con riferimenti personali. Una prova del nove affidabile è l’assenza di tag e post condivisi con gli amici.

Anche la mancanza di un riferimento geografico e di commenti reciproci con gli amici, scambiati sotto i post, può essere una buona pista da seguire.

Chi ha un profilo fake in breve non può scoprire troppo le carte e raccogliere amici su Facebook sarà alquanto difficile. Anche il passaggio dal proprio profilo a quello fittizio sarà un’operazione difficile da compiere tutti i giorni.

Per Twitter la foto dell’ovetto è quasi sempre prova di fake o comunque di un account creato e subito dimenticato.

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Bar Refaeli

2) Dal punto di vista sociologico occorre mettersi nei panni delle vittime di quel profilo fake.

Su Twitter alcuni account sono stati anche protagonisti di storie di successo, generando l’alter ego satirico di personaggi noti e celebrità. Da Alfio Marchini che parla in dialetto romano a Renzo Mattei, anche lo stesso Dio è stato impersonato in un account.

Su Facebook invece, dove esistono già le fan page sarcastiche, il fenomeno dei fake è fastidioso e nell’80% dei casi segue un’unica strada.

Sebbene le donne siano più affezionate ai social rispetto agli uomini, lo strumento del “fake profile” è particolarmente efficace con i maschietti.

8 fake su 10 rappresentano una bellissima ragazza, ecco la  risposta sociologica.

Se a nerd incollati allo schermo di cellulari e pc già la richiesta di amicizia da parte di una fanciulla carina che non si conosce dovrebbe destare qualche sospetto, in realtà questa tecnica riscuote ancora successo.

Eppure, a parte i limiti tecnici, le foto di una top model sconosciuta, rivendute nella nuova identità di un fake, attira like e commenti. Con risposte ovvie agli interventi dei provoloni.

“Quanto sei bella tesoro”, “Di dove sei? Sembri un angelo!”, “Grazie, siete tutti gentilissimi”. Così, 150 like sono sempre riferiti a quel che piace ai maschietti, pur con la menzogna dietro la maschera del fake.

Molti altri si divertono a trollare (generare risse sui social network con commenti estremi e provocatori), spesso sotto le fan page di politici e celebrità.

Poco male. Alle persono la polemica piace tanto, ma commenti che superano le cinque righe restano un perfetto repellente per evitarne la lettura.

@LolloNicolao

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