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A volte non è necessario un coltello o una pistola per perpetrare un femminicidio. A volte bastano armi molto più subdole.

I social media hanno una pessima reputazione negli ultimi fatti di cronaca, eppure la colpa è sempre di chi usa questi mezzi per un fine irrispettoso, che porta in maniera colpevolmente inconsapevole la morte di reputazione e identità.

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Video e foto, anche casti, sono oggetto di commenti e battute gratuiti, dove sui siti dei social network si muovono maschi (uomini è un termine troppo forte) assetati  di compagnie femminili e carenti di affetto, che navigano come branchi di lupi voraci e ricondividono senza prendere in considerazione le conseguenze.

Forse quel che viaggia su gruppi e pagine Facebook come “sesso, droga e pastorizia” oppure “bagasce con nome e cognome” non è nemmeno un quarto della totalità di quello che circola nelle chat senza ritegno.

La virilità si dissolve dietro la luce degli schermi e, come raccontavano a modo loro i Soliti Idioti, paura e pudore si presentano solo di fronte a una donna vera, per la quale gli efferati desideri viaggiano subdolamente sulle piattaforme 2.0, immemori di rispetto e responsabilità.

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Con inventiva e strategia i social media sono utili per capire gusti ed interessi, fondamentali per qualsiasi approccio. Invece quel che accade è la compravendita delle foto delle ragazze come fossero figurine Panini. I maschi invece di scrivere loro ne fanno oggetto di commenti nelle proprie chat prive di onore, dove i contenuti sono il ritorno alla donna oggetto, oggi in forma 2.0.

A volte è una vera e propria colpa, che con una minaccia si vuole rispedire alla mittente, etichettando come un peccato l’ingenuità di lei.

“Il tuo sarà lo sputtanamento peggiore di internet”. A dirlo non è il peggior nemico, ma l’ex fidanzato, un amante, perfino un “amico” in alcuni casi. E l’inferno in questo caso non ha oblio, perché i video virali sono i nuovi titoli dei giornali, che anche se rettificati rimangono nella mente degli utenti.

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Questo traffico letale ferisce senza far sanguinare. Non è la giusta medicina quella di Laura Boldrini. Può essere un palliativo ma di certo non sarà la cura.

Il poter dei social media è enorme. Nel contesto arabo ha portato alle rivoluzioni del 2011. Sono fonte di democratizzazione e danno accesso alla conoscenza a chi prima non ne aveva.

Se sono anche strumento di nuovi maschilismi non sono loro a dover essere banditi, ma l’irrazionalità di chi non sa usarli in modo corretto.

Non una morale, ma la necessità di un’educazione e istruzione attenta anche al web. Non serve solo alla tutela dei bambini, ma all’integrità di chiunque. Le riviste cartacee erano armi bianche. Oggi con i social network chiunque ha in mano l’atomica.

Tanto vale avvalersi dell'”energia nucleare” per fini nobili, non lo smercio della dignità della donna, ci sono altri siti per quello e ha per protagonisti addetti ai lavori senza problemi di immagine.

@LolloNicolao

 

 

 

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