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A Donald Trump chiesero negli anni ’80 se potesse mai candidarsi a presidente degli Stati Uniti. Oggi tutti sono curiosi verso quel che farà Mark Zuckerberg nel 2020, uno degli uomini più potenti al mondo e già leader dello Stato mediaticamente più influente: Facebook.

 

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I rumors suggeriscono mille impressioni e previsioni, ma qualsiasi esse siano, Mark le avrà già lette. Ed è proprio da questo che potrebbe nascere il più grande conflitto di interessi della storia. Le aziende di Trump sono picccole e medie imprese di fronte al Grande Fratello costruito dal Ceo del social network più diffuso al mondo. La candidatura politica del signore di Facebook aprirebbe uno scenario da “1984” di George Orwell.

Zuckerberg è rimasto in questi giorni ambiguo per sondare già da ora l’opinione pubblica, studiando miliardi di messaggi scambiati attraverso Facebook, Instagram, Whatsapp, Messenger e tutte le video e audio chiamate annesse, utilissime e rischiosissime per gli utenti. Qualora gli convenisse, Mark lancerebbe la candidatura, forte di un tour all’estero che è passato e passerà per quasi 150 Paesi del mondo. Non ha bisogno di farsi conoscere, ma i suoi discorsi sul bello della globalizzazione e dell’essere connessi è un messaggio politico efficace, già visto come manifesto anti-isolazionista e anti-Trump.

 

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Zuckerberg non ha bisogno di essere presidente degli Stati Uniti per concedere appuntamenti su richiesta ai capi di Stato, di certo il contrario non avviene più. Quella di Facebook è una scalata verso il potere che ha fagocitato la politica ben prima che il social media raggiungesse il miliardo di utenti nel 2015. Il problema di Zuckerberg non sarebbe vincere le elezioni, potendosi avvalere della sua popolarità, ma garantire la trasparenza del suo agire. Facebook diverrebbe una macchina governativa senza alcuna speranza di rimanere neautrale di fronte al mondo. La questione delle fake news non sarebbe solo frutto del caos offerto dalla democrazia anarchica dalla rete, dove ogni consumer di informazioni è anche producer, ma diverrebbe il nuovo rompicapo della filosofia politica. Un nodo di Gordio alla prova di Nozick, Walzer e Rawls.

 

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Zuckerberg ha un potere immenso, innumerevoli testate nucleari sotto forma di informazioni liquide. Ogni interesse, svago e gusto delle persone sarebbe immagazzinato in un programma politico perfetto, ma generato da una macchina algoritmica di aggregazione globale. A questo immenso potere fa fronte solo il buon senso. Si deve sperare che quello di Mark sia autentico.

 

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Come recita il motto ufficiale del social network: “Facebook aiuta a rimanere in contatto con le persone della tua vita”. Non è il semplice rapporto di un individuo per un’ora con The Apprentice, storico programma tv di Donald Trump. Facebook è parte dei singoli cittadini e non ha un copione televisivo, ma quello della vita reale, in stile Truman Show, lo storico film con Jim Carrey.

@LolloNicolao

 

 

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