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Entro la fine del secolo Facebook avrà più profili di morti che di vivi. Da qualche tempo c’è anche una funzione che dà modo a un’altra persona la possibilità di gestire il profilo di qualcuno che non c’è più.

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Il libro delle facce è anche libro digitale dei morti. È una pratica macabra, ma da qualche tempo il diario dei ricordi dei vivi si è esteso anche a quelli dei morti. Non è nuovo il fenomeno che coinvolge migliaia di persone che hanno perso i loro cari. Alcuni usano in prima persona il profilo del defunto, altri continuano a postare sulla sua bacheca come fosse una piccola iniezione di linfa vitale.

È il caso di Francesco, morto suicida qualche anno fa. È quello di Noemi, morta per un incidente stradale. Familiari e amici condividono articoli e foto sulle loro passioni, un concerto musicale o la vittoria della squadra del cuore che sia. Quasi sempre riguarda persone giovani, secondo logica generazionale. Tragedie di vita influenzano così i social network con comportamenti umani e istintivi.

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È un fenomeno sempre più diffuso, quando sulla cronaca si parla soprattutto di diritto all’oblio. Il diritto del ricordo sembra invece prevalere sulle piattaforme social che illudono di poter sopravvivere alla morte fisica.
Il memorial annuale per due ragazze morte di malattia a soli 20 anni passa per la diffusione sulla loro bacheca di foto ricordo e pensieri affettuosi. Non una semplice pagina Facebook, perché alla bacheca c’è un attaccamento maggiore, sulla quale si riunisce l’intera cerchia delle amicizie digitali.

I parenti non sono in grado di chiedere a Facebook la chiusura del profilo, qualora non avessero la password. La sensazione prevalente è quella di ucciderlo due volte, anche per gli amici che hanno conosciuto il defunto nella vita reale. Per questo i social sono ora un dinamico necrologio che va oltre il tradizionali suffragi. La memoria di una persona viaggia sempre di più su epitaffi 2.0, come se il digitale potesse scacciare l’oblio. Una porta che non sa impedire alla morte di entrare ma permette al ricordo di non svanire, nel macabro gioco di Facebook della memoria forzata.

@LolloNicolao

 

 

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