Di  img_0434

Paola Perego e i suoi ospiti sabato non ne parleranno più. La presidente Monica Maggioni ha chiesto scusa e la Rai ha chiuso il programma. Si parlava di donne dell’est come in un bar remoto di provincia qualsiasi, quando si racconta, spesso con disprezzo e a volte con invidia, che uno dei pensionati ha sposato la badante. Ecco così elencati su Rai Uno tutti i motivi per i quali sarebbe meglio una donna ucraina, romena o polacca rispetto alle italiane, in un mix esplosivo di diverse discriminazioni. Dal sessismo al razzismo, dal ridimensionamento dell’uomo medio al riecheggiare di vecchi pregiudizi come se tutte le erbe appartenessero a un fascio. “Io indosso il pigiamone con gli orsetti, qual è il problema? A me piace.” Non lo dice la sociologa, ma Eva Henger, ungherese ed ex pornostar.

IMG_0686.JPG

L’ennesimo atto di prepotenza di un non servizio pubblico in uno spazio televisivo è stato però surclassato dall’opinione pubblica, ancora una volta rinvigorita dai social media. Capita siano campo di odio diffuso, cyberbullismo e violenza, ma non rappresentano solo questo. Attraverso i social network, Facebook e Twitter per le libere opinioni, le reazioni veementi hanno costretto i vertici Rai a prendere provvedimenti e Paola Perego ha perso il posto. Oggi c’è un controllo maggiore e ciò che in Tv non è passabile, come informazione, viene subito sanzionato dalla società.

Il meccanismo di censura virtuosa non viene dall’alto, ma dal basso, attraverso la manifestazione delle opinioni aggregate. I socialmedia sono il nuovo watchdog, il cane da guardia del potere, e ringhiano indiscriminatamente anche verso gli altri mezzi di comunicazione.
Su questi ricade il giudizio più severo, quando in tv e in radio gli spettatori scrivono tweet e post sui loro piccoli schermi senza lasciar terminare le trasmissioni.

IMG_0685

Anche se da molti sono considerati solo elementi di svago e diversivi, i social network dettano legge nei gusti del pubblico, cosa è accettabile e cosa no, e la manifestano con forza, come gli spettatori del Colosseo sceglievano quale gladiatore graziare e quale condannare.
Non solo fake news e troll aggressivi, a volte basterebbe osservare i social con un po’ di buon senso. Cavallo di battaglia che avrebbe salvato la testa della conduttrice Paola Perego, gladiatrice di una discriminazione da cui perfino la generazione “superficiale” del web 2.0 ha saputo allontanarsi.

@LolloNicolao

 

Annunci