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Essere nel film “Perfetti sconosciuti” all’improvviso. Questo potrebbe accadere in America nei prossimi mesi. Agli agenti di sicurezza dovranno essere comunicate le password degli account presenti sui dispositivi elettronici delle persone che arrivano negli Stati Uniti. L’orwelliano 1984 val bene la sicurezza? Tante le proteste, ma combattere il terrorismo sacrificando la privacy non è un metodo nuovo. L’amministrazione Trump vuole la lotta incodizionata. Negli aeroporti i cittadini di 38 Paesi saranno costretti a un esame completo delle chat e dei contenuti all’interno dei propri dispositivi. Cellulari e tablet saranno analizzati per prevenire qualsiasi contatto con gruppi terroristici così da fermare gli estremisti alla frontiera. L’idea del segretario per la sicurezza interna Usa John Kelly è relativa a un potenziamento del travel ban voluto dal presidente Trump, ma è considerata eccessiva da gran parte dell’opinione pubblica. Gruppi per le libertà civili, americani e non, hanno definito la proposta “eccessiva e dannosa per le libertà di pensiero e d’espressione degli individui. Un’autocensura forzata all’uso dei social network e un limite all’attività giornalistica”. Senza considerare tutti i contatti che partecipano alle conversazioni del signolo account monitorato, per un totale di milioni di cittadini controllati dalla polizia.

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In Europa invece, Angela Merkel è spaventata dalle fake news in vista delle elezioni del 24 settembre. Il governo federale ha dato il via libera a un disegno di legge che sanzionerà i giganti del web se non rimuoveranno bufale e contenuti che incitano all’odio dalle proprie pagine online. Multe fino a 50 milioni di euro per le aziende, 5 per i loro responsabili. Heiko Maas, esponente socialista della Spd che aveva annunciato il decreto, è convinto che i social media che lasciano circolare le fake news siano responsabili quanto gli stessi autori e vanno così puniti. Ora c’è anche un decalogo per arginare il problema “bufale” senza incertezze, ma ogni punto dell’elenco fa riferimento al buon senso: non tutto quello che offre il web è certificato, gli utenti devono leggere con spirito critico, chi diffonde menzogne paga. Unico aspetto che modera l’impulsività del nuovo approccio riguarda i social network che non possono comportarsi come giudici delle notizie, mentre agli utenti è data la facoltà di segnalare, ma non di censurare le informazioni.

@LolloNicolao

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