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Irriverente ma cool. Sui social network più scatenato e diretto rispetto alle conferenze stampa (e ce ne vuole) o agli incontri con altri politici. Donald Trump fa di Twitter la tana della sua propaganda.

Wikisocial aveva già parlato della propensione social del presidente Usa, (articolo qui), capace di scatenare polemiche e alimentare tensioni attraverso un tweet di 140 caratteri, ma la gestione di Trump del suo account rappresenta la fortuna di un social media che sembrava spacciato, sempre più usato come agenzia di stampa alternativa.

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L’esempio classico è l’attacco al sindaco di Londra Sadiq Khan dopo gli attentati al London Bridge e Borough Market. Parole forti espresse sotto forma di tweet. Le conseguenze non sono quelle di un comunicato ufficiale, ma di fatto gli effetti politici sono enormi. Un mezzo diretto per comunicare senza sobbarcarsi imbarazzi e oneri, potendo esprimere le proprie idee in libertà. Ottima benzina per alimentare la combustione della propaganda.

I numeri sui retweet e l’engagement del presidente sono immensi, indipendentemente dal pensiero degli utenti, che non possono distinguersi in diverse “reaction”, come ormai accade per gli iscritti a Facebook.

Il cofondatore di Twitter Jack Dorsey si è scusato per il ruolo ricoperto dal suo social network durante l’ultima campagna elettorale. Tuttavia, nulla come l’elezione di “The Donald” sta rianimando un uccellino da tempo agonizzante.

In sintesi, chi vuole rimanere aggiornato sulla politica statunitense non solo deve seguire @realDonaldTrump, ma deve anche aggiungerlo alle notifiche. Da qualche mese qualsiasi cosa tweetti il presidente sarà come minimo ripresa dai tg e poi pubblicata sui quotidiani del giorno dopo. Quindi tanto vale leggerla in diretta.

@LolloNicolao

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